Invasione mongola della Corasmia parte della Conquista mongola dell'Asia centrale | |||
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Data | 1218 - 1221 | ||
Luogo | Asia centrale, Iran, Afghanistan e moderno Pakistan | ||
Esito | Completa vittoria mongola | ||
Modifiche territoriali | Corasmia inglobata nell'Impero mongolo | ||
Schieramenti | |||
Comandanti | |||
Effettivi | |||
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Perdite | |||
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L'invasione mongola della Corasmia durò dal 1219 al 1221[1] e segnò l'inizio della conquista mongola degli stati islamici. L'espansione mongola avrebbe avuto il suo culmine con la conquista di quasi tutta l'Eurasia, eccetto l'Europa occidentale, la Fennoscandia, l'Impero bizantino, la penisola araba, gran parte del subcontinente indiano, il Giappone e parte del Sudest Asiatico.
Inizialmente non era intenzione dell'Impero mongolo di invadere l'Impero della Corasmia. Infatti, secondo lo storico persiano Juzjani, Gengis Khan inviò un messaggio all'imperatore della Corasmia, ʿAlāʾ al-Dīn Muhammad, cercando di stabilire rapporti commerciali e indicandolo come suo pari: "Io sono padrone delle terre del sole calante, mentre tu governi quelle del sole nascente. Concludiamo un trattato stabile di amicizia e pace."[2] L'unificazione originaria dei Mongoli di tutto "il popolo nelle tende di feltro" prevedeva l'unione di tutte le tribù nomadi in Mongolia, quindi i Turcomanni e successivamente le altre popolazioni nomadi. Questo avvenne senza grandi spargimenti di sangue e con poche perdite materiali. Le guerre con gli Iurceni tuttavia avevano mostrato quanto potessero essere crudeli i Mongoli. Shah Muhammad acconsentì con riluttanza al trattato di pace, ma non era destinato a durare. La guerra iniziò meno di un anno dopo, quando una carovana mongola e i suoi inviati furono massacrati nella città corasmia di Otrar. Nella guerra successiva, durata meno di due anni, il grande Impero corasmio fu completamente distrutto e intere popolazioni vennero sterminate.